Mushin

MushinMushin è l’assenza di mente, è lo stato di vuoto mentale in cui si ha la massima libertà e flessibilità di adattamento. In questo stato l’adattamento avviene senza tempi di reazione cioè non si ha la necessità di pensare a quello che sta accadendo. E’ reattività allo stato puro.

Inizialmente quando si esegue un kata si pensa: “La mia mano fa questa cosa, il mio piede fa quest’altra cosa, io mi muovo in questo modo ecc…” E’ l’inizio. L’apprendimento segue delle fasi ben precise. Più si andrà avanti nella pratica meno si “penserà” al modo di eseguire i kata, più si praticherà e più la risposta diventerà automatica e naturale.

Quando ho cominciato a praticare iaidō, Okimura Sensei mi disse che era come mangiare una minestra. Un bambino impara a utilizzare un cucchiaio e dopo numerosi tentativi  il farlo diventa estremamente semplice.

I giapponesi usano un’espressione meravigliosa Mizu no Kokoro, la mente come l’acqua.

Quando la luna si riflette in uno stagno tranquillo si forma un’immagine perfetta, basta una perturbazione e l’immagine è deformata o persa. Le onde sono i pensieri coscienti, le esitazioni, l’orgoglio, il nervosismo. Bisogna svuotare la mente, vivere l’attimo ed eseguire solamente il kata.

Mushin non può essere spiegato, deve essere sperimentato. Nel libro Lo Zen e le Arti Marziali, Taisen Deshimaru ha scritto delle parole che mi ripeto sempre quando faccio iaidō:

“La vera essenza del kata non consiste nei gesti in sé, ma nel modo in cui lo spirito li rende precisi, ineluttabili.
Bisogna saper creare un gesto totale dove, in un istante, si ritrovi tutto il Ki. Vivere il vero spirito del gesto: il kata, attraverso l’allenamento, deve fondersi con lo spirito.
Più lo spirito sarà forte, più sarà forte il kata.”

[Libera traduzione da “Mushin” pubblicato su Mokuyobi Iaidō.]